La riforma correggerà lo squilibrio


La Commissione lavoro della Camera ha ascoltato in audizione i vertici dell’Inpgi sulla riforma appena approvata dai Ministeri vigilanti e sulle prospettive dell’Istituto. “Sui conti dell’Inpgi – ha detto la presidente Marina Macelloni – pesa ormai da molti anni la crisi strutturale del settore dell’editoria che ha comportato perdita di posti di lavoro (-802 solo nel 2016), calo di contributi e forte aumento della spesa per prestazioni”.

Nel corso dell’audizione la presidente ha ricordato gli interventi posti in essere nel 2015 e nel 2016 per riportare in equilibrio la gestione, in particolare la recente riforma che ha innalzato i requisiti per accedere al pensionamento e introdotto il sistema di calcolo contributivo. “La riforma – ha aggiunto la presidente – è in grado, anche secondo i ministeri, di invertire la dinamica di squilibrio e quindi di consentire all’Inpgi di restare autonomo”. Del resto, il sottosegretario per il lavoro Massimo Cassano, in risposta a una recente interrogazione parlamentare ha dichiarato che “non sembrano sussistere, allo stato attuale, i presupposti per la nomina di un commissario straordinario”.
Particolare attenzione, nel corso dell’audizione, è stata dedicata al tema degli ammortizzatori sociali anche in vista dell’imminente emanazione del decreto di attuazione della delega di riforma della legge 416/81. “L’impatto degli ammortizzatori sociali sui conti è particolarmente rilevante – ha ricordato la presidente – nel 2016 la spesa è stata pari a 36,8 milioni (167,5 milioni in cinque anni) e ha consentito di tutelare oltre 7mila colleghi”. Diverse domande dei parlamentari hanno riguardato il contributo di solidarietà a carico dei pensionati, approvato anch’esso dai ministeri vigilanti. “la riforma comporterà sacrifici pesanti per le generazioni più giovani che avranno trattamenti decisamente inferiori rispetto a quelli ottenuti da chi è oggi già in pensione Per questo – ha spiegato la presidente – abbiamo deciso, in un momento così difficile per tutta la categoria, di chiedere un piccolo sacrificio, progressivo e temporaneo,  anche ai pensionati”.
 
Di seguito il testo della memoria presentata in Commissione
 
BREVI RIFLESSIONI SUL PERCORSO DI RIEQUILIBRIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE DELL’INPGI PER L’AUDIZIONE DELL’ENTE ALLA COMMISSIONE LAVORO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
 
 
Il perdurare dello stato di crisi del settore dell’editoria, con la conseguente contrazione dei rapporti di lavoro giornalistico, ha da tempo innescato un lento ma costante processo di erosione della platea degli iscritti attivi, alimentando – per altro verso – il fenomeno del ricorso agli ammortizzatori sociali a carico dell’Istituto.
 
I fattori descritti hanno inciso negativamente sul gettito contributivo e hanno fatto lievitare il volume della spesa per prestazioni, il cui effetto combinato ha ovviamente determinato una grave sofferenza della gestione previdenziale sostitutiva dell’AGO.
 
Sulla base delle proiezioni tecnico attuariali al 31 dicembre 2014 era già emersa, in particolare, la necessità e l’urgenza di ripristinare le condizioni di equilibrio e di sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo.
 
Nel corso del 2015, l’Istituto ha adottato un complesso ed articolato intervento di riforma del proprio regime previdenziale, contenente misure volte ad assicurare l’equilibrio di bilancio della gestione economico finanziaria. In particolare, si è proceduto all’adeguamento delle aliquote contributive, con un sostanziale allineamento a quelle vigenti nell’Assicurazione generale obbligatoria.
 
A seguito di un confronto con i Ministeri vigilanti, nel corso del 2016 sono state adottate ulteriori misure, prevalentemente incentrate sul contenimento della spesa previdenziale,  al fine di garantire l’equilibrio tecnico-finanziario dell’Ente nel medio/lungo periodo.
 
In particolare – come evidenziato in dettaglio nel documento allegato – si è provveduto all’innalzamento dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici, uniformandoli a quelli previsti nel sistema generale dell’AGO, all’introduzione del sistema di calcolo contributivo, alla riduzione delle prestazioni ed all’introduzione di un contributo di solidarietà triennale a carico dei titolari di trattamenti pensionistici.
 
Tali misure sono state recentemente approvate dai Ministeri vigilanti che hanno osservato come le stesse siano in grado di invertire la dinamica di squilibrio in atto.
 
Lo scorso 27 aprile il Consiglio generale dell’Istituto ha ratificato il Bilancio consuntivo riferito all’esercizio 2016, che ha fatto registrare un saldo contabile complessivo di circa 9 milioni di avanzo, anche se permangono fattori di criticità nell’andamento della gestione previdenziale sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria, costituiti essenzialmente dall’involuzione delle dinamiche occupazionali nel settore editoriale.
 
Nonostante tali fattori negativi, tuttavia, il gettito contributivo registrato nel 2016 aumenta di oltre 15,7 milioni di euro, testimoniando – quindi – l’immediata efficacia del primo pacchetto di misure contenute nel processo di riforma del regime previdenziale dell’ente, entrate in vigore già nel 2016, relative principalmente agli interventi sul fronte dell’incremento delle aliquote contributive.
 
Nel corso dei prossimi anni, inoltre, saranno destinate a spiegare i propri effetti benefici anche le ulteriori misure adottate dall’Istituto sul fronte delle prestazioni, finalizzate a raffreddare considerevolmente l’andamento della spesa pensionistica e che sono entrate in vigore il 21 febbraio scorso.
 
 
Nelle more, l’Ente ha anche avviato un processo di valorizzazione del proprio patrimonio, che ha comportato sul piano della gestione immobiliare la costituzione di un Fondo nel quale sono confluiti gli immobili di proprietà dell’Inpgi, consentendone l’ottimizzazione in termini di redditività e di efficientamento gestionale.
 
In tale contesto si è, altresì, avviato un processo di progressiva dismissione parziale del proprio patrimonio immobiliare, al fine – da un lato – di adeguarsi ai nuovi parametri che saranno emanati dal legislatore con un provvedimento imminente in tema di ripartizione dell’assetto patrimoniale degli enti previdenziali privati e dei fondi pensione e – dall’altro – di garantire un adeguato afflusso di liquidità per fronteggiare il periodo transitorio in attesa che le misure contenute nella riforme entrino a pieno regime.
 
E’ quindi evidente che, in attesa che gli effetti della Riforma previdenziale si producano a piena regime, assume particolare rilevanza supportare i conti dell’ente attraverso una efficace azione di ottimizzazione del rendimento della gestione patrimoniale che, nel corso degli ultimi anni, ha costituito – di fatto – una fonte irrinunciabile di finanziamento delle prestazioni, consentendo all’Inpgi di chiudere gli esercizi  contabili comunque con saldi attivi.
 
In tale ambito si è proceduto quindi a ripianificare le strategie di gestione del patrimonio,  adottando soluzioni in perfetta aderenza lineare con un percorso di progressiva rimodulazione della proporzione tra la componente immobiliare e quella finanziaria, che si collochino in una direzione coerente con le linee evolutive dell’orientamento legislativo accennato.
 
Si è proceduto,  quindi, ad una revisione del modello gestionale, attraverso l’adozione – in luogo dell’attuale modello ad “allocazione strategica con budget di rischio” – di un nuovo modello c.d. “LDI – liabilities driven investing”, nel quale gli investimenti vengono realizzati in funzione delle esigenze di copertura delle passività.
 
Tale modello gestionale è essenzialmente  contraddistinto dalle seguenti caratteristiche:
 
generazione di liquidità in misura adeguata alle passività come primo obiettivo (cd. Liabilities matching) nella costruzione del portafoglio;
 
gestione dei rischi di portafoglio (cd. de-risking, prevalentemente dei rischi di tasso e credito) come obiettivo di secondo livello;
 
perseguimento di un tasso di rendimento obiettivo (cd. target).
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Gli effetti congiunti delle manovre in questione, elaborati nelle apposite proiezioni tecnico attuariali, evidenziano che il patrimonio dell’INPGI resterà comunque sempre in campo positivo e che i saldi della gestione previdenziale presentano un andamento tale da assicurare l’equilibrio finanziario nel medio-lungo periodo, così come richiesto dal Decreto legislativo n. 509/1996.
 
In particolare, gli impatti positivi sul bilancio dell’Ente comporteranno, a regime, nel cinquantennio,  maggiori entrate per circa 500 milioni di euro e minori uscite per circa 2,3 miliardi di euro, con un effetto combinato positivo sul patrimonio, quindi, di circa 2,8 miliardi di euro.
 
L’andamento del patrimonio dell’ente – pur presentando del periodi di flessione e senza mai azzerarsi – è destinato a crescere in modo rilevante nel lungo periodo, dimostrando la sostenibilità della gestione.
 
  
E’ evidente che nello scenario rappresentato è destinato ad incidere in misura non irrilevante l’impatto derivante dal volume degli oneri che l’ente sostiene a titolo di ammortizzatori sociali.
 
In particolare, tale voce di spesa ha assunto negli ultimi anni una dimensione sempre crescente, per effetto – come già accennato – dell’andamento involutivo del mercato occupazionale della professione giornalistica, negativamente influenzato dalla crisi economica del settore editoriale.
 
Acquisisce – pertanto – particolare rilevanza anche  la norma che sarà a breve adottata dal Governo per attuare la delega in materia di riforma della legge 416/81 in tema di  revisione dei criteri di accesso da un lato agli stati di crisi da parte delle aziende editoriali e dall’altro  ai prepensionamenti.
 
 
Il quadro così rappresentato non può ovviamente prescindere da una riflessione di fondo circa il ruolo che l’Inpgi è chiamato a svolgere nel contesto attuale della categoria di riferimento nell’ambito della quale l’evoluzione costante dei sistemi di diffusione dell’informazione – la cui accelerazione è stata tra l’altro anche determinata dall’inarrestabile processo di innovazione tecnologica legato alle piattaforme dei nuovi social media – ha assunto un ruolo centrale nel contesto sociale contemporaneo.
 
Questo fenomeno, intimamente connesso con l’esigenza – sempre più avvertita dai soggetti pubblici e privati – di trasmettere informazioni e comunicazioni efficaci relative al ruolo assolto nel tessuto sociale di riferimento, ha fatto sì che nuovi profili professionali si siano andati definendo in relazione alle esigenze specifiche degli enti e dei privati, modellandosi su necessità reali e in sintonia con i processi di sviluppo delle diverse organizzazioni.
 
Lo scenario descritto ha contribuito a costruire una “cultura della comunicazione” come processo condiviso tra diversi operatori in diversi ambiti di attività (Istituzioni, enti e imprese). Peraltro, il Legislatore già nel lontano 2000 ha inteso disciplinare le forme e  le modalità  di gestione dell’informazione e comunicazione all’interno delle amministrazioni pubbliche con l’adozione della legge 150.
 
L’Inpgi, quindi, affronta oggi la sfida di consolidare e allargare  la propria platea, intercettando tutti quei fenomeni derivanti dalle trasformazioni in atto nel mondo dell’informazione e della comunicazione, riaffermando il suo ruolo centrale nell’assicurare quelle  tutele costituzionalmente garantite in favore della categoria dei giornalisti e contribuendo in tal modo a salvaguardarne  l’autonomia, che costituisce elemento fondante di una società democratica.

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nota tecnica del direttore generale Mimma Iorio

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