FUTURO CONTEMPORANEO - INTRODUZIONE

A causa delle limitazioni dovute alla pandemia di Coronavirus non siamo riusciti a dare vita alla seconda edizione di “Futuro Contemporaneo” che avevamo fissato per i giorni 12, 13 e 14 maggio. Nello stato di incertezza generale che ha portato al rinvio o all’annullamento di tanti eventi pubblici, preferiamo realizzare virtualmente alla nostra iniziativa, riportando gradualmente i concetti principali degli interventi dei relatori e l’auspicabile dibattito (aperto a tutti) che essi genereranno.

LEGGI TUTTO

Raccontare è meglio di vivere per alcuni. Bello vedere la reazione dell'interlocutore, magari suscitare un pizzico d'invidia, un ohhh di stupore, specialmente quando si va per una settimana a Las Vegas e Panama, 30 e passa gradi senza pioggia, gratis e nelle ore lavorative. Così alcuni giornalisti, invitati da Salini-Impregilo per mostrare le ultime meraviglie dell'impresa italiana che ha ampliato il Canale, hanno postato foto su Facebook, condiviso tanta beltà.

 

Hanno raccontato, appunto. Ampia la lista dei giornalisti coinvolti, sono 19 e di varie testate, da Panorama a Repubblica, con particolare attenzione per i rappresentati della televisione di Stato, da Porta a Porta a Petrolio, oltre a Tg2, Radio Rai, Rai News. Una spedizione lunga sette giorni, una traversata oceanica in aereo con tappa a Las Vegas per perlustrare un tunnel idraulico e poi rientrare in Italia e farcire un servizio di almeno trenta secondi cadauno: "Spero che la regia finale valga la spesa - interviene Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei Giornalisti - È un grande spot. Fino a qualche anno fa questo tipo di operazioni si chiamavano educational, allora dissi che noi dovevamo contrapporre un ri-educational per i colleghi, perché i cittadini hanno il diritto a ottenere un'informazione serena. Non ho mai visto un servizio critico da parte di giornalisti chiamati, magari a Dubai, per il lancio commerciale di una nuova automobile o motocicletta". Uno dei servizi già pubblicati su Rainews ha questo tono: "È una giornata memorabile per l'Italia. Una delle ultime paratoie, 16 in tutto, del complessissimo sistema di chiuse del progetto di realizzazione del nuovo Canale di Panama è stata messa in posa sul lato dell'Oceano Atlantico. (...) Le paratoie made in Italy motivo di orgoglio per il nostro Paese, per il know how, la tecnologia e l'innovazione, non è solo la realizzazione del terzo set di chiuse, ma anche le stesse paratoie. Tutte made in Italy. (...) Una storia italiana nel mondo. E per il mondo".  Per Salini-Impregilo è stata una splendida operazione, la multinazionale ha speso poche decine di migliaia di euro e ha ricavato una pubblicità dal valore milionario sui mezzi d'informazione nazionali: televisioni, giornali, agenzie, siti. Come spesso accade, la Rai ha partecipato in massa. Era la delegazione più nutrita: cinque testate hanno assistito all'installazione di paratoie da 30 metri, ficcate nell'Atlantico, per allargare il canale. A differenza dei cinque microfoni marchiati Rai sotto il muso di Matteo Renzi per il G8 in Australia, stavolta, l'azienda non s'è allarmata. E pare che per la circostanza - la promozione di un'opera a 9.600 km da Roma - non valga il dogma del dg Luigi Gubitosi: un evento, una telecamera, un giornalista. Ma la presidente Anna Maria Tarantola, intervistata dal fattoquotidiano.it, ha annunciato che la questione sarà portata sul tavolo di Gubitosi: "Me ne occuperò, credo che a livello di direzione generale verranno prese delle decisioni necessarie". Iacopino, però, s'è informato e assicura che per i cronisti del servizio pubblico non ci sono ostacoli deontologici o di semplice opportunità, anzi è quasi un dovere professionale: "Ho contattato i colleghi della Rai - prosegue Iacopino - e mi hanno detto che sono partiti per rispettare gli obblighi del contratto di servizio, secondo il quale la tv di Stato deve raccontare le grandi imprese italiane all'estero. A me sembra assurdo, ma questo mi hanno detto". Sì, ma non c'è scritto che devono viaggiare a spese dell'azienda celebrata per l'occasione.

(Alessandro Ferrucci e Carlo Tecce , Il Fattoquotidiano)

Qualche riga per esprimere alcune considerazioni sull’articolo de “Il Fatto Quotidiano” rilanciato via e-mail con preghiera di diffusione dalla nostra Associazione della Stampa regionale, di cui sono membro del direttivo, con oggetto “Viaggi marchetta, vecchia abitudine…”.
La questione dei viaggi pagati dalle aziende sui cui prodotti verranno poi scritti degli articoli è senz’altro da stigmatizzare. Da chiamare in causa sono i direttori di testata e i responsabili delle redazioni, non solo Rai. Una puntualizzazione forse scontata che però va fatta per non alimentare la solita demagogia anti-Rai in un momento particolarmente delicato per i lavoratori del servizio pubblico alla luce della riforma autoritaria, filopartitica e governativa che il governo ha messo in campo. Cittadini lavoratori che ad un’analisi superficiale del testo possono essere accomunati ad una gestione  sbagliata e che invece cercano di cambiare. Lo stiamo facendo dall’interno anche attraverso l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che ha messo a punto un modello organizzativo alternativo a quello individuato dal dg Gubitosi e che sta proponendo in tutte le sedi di confronto. Da più tempo, ormai diversi anni, stiamo anche combattendo soprattutto nelle sedi regionali una battaglia difficile e che il testo del Fatto Quotidiano rilancia: l’impiego di più colleghi per uno stesso evento. Anche su questo il modello proposto dall’Usigrai individua una soluzione: un livello orizzontale di distribuzione di contributi ai quali tutte le testate possano attingere. Ma, si sa, l’impostazione di un pezzo può essere diversa e può essere diverso il media utilizzato: tv, radio, programmi e internet impongono linguaggi e format diversi.  Dunque, anche in questo caso, attenzione alla demagogia.


Andrea Covre