Chi e perché vuole sopprimere

la solidarietà internazionale?

Incontro con l'inviata di guerra Barbara

Schiavulli e il chirurgo Nicola Mannucci

Al “Progetto Sorriso nel Mondo”, la Onlus internazionale di cui fanno parte alcuni medici pordenonesi, è stata interdetta la presenza in Bangladesh. Questo incredibile stop, dovuto alle pericolose minacce che il terrorismo di quella parte dell’Asia rivolge alle organizzazioni umanitarie occidentali, sarà oggetto di un incontro pubblico indetto per martedì 9 maggio, alle 20, nella sala del Consiglio provinciale, su iniziativa del Circolo della Stampa di Pordenone, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, con l’associazione pordenonese Historia e con l’Irse di Pordenone.


Il tema dell’evento è “La difficile solidarietà internazionale in tempo di guerra. Il ruolo dell’informazione”. I relatori: la giornalista Barbara Schiavulli, scrittrice, giornalista inviata di guerra e direttore dell’emittente radiofonica web di notizie estere “Radio Bullets”, e Nicola Mannucci, direttore della Soc (Struttura operativa complessa) maxillo-facciale dell’ospedale pordenonese, componente dell’équipe medica di “Progetto Sorriso”, consigliere dell’European Association Cranio Maxillofacial Surgery  per l'Italia.
Che cosa sappiamo oggi in Italia del rapporto tra l’attività benefica delle Organizzazioni non governative che operano nelle parti più arretrate e più tormentate del mondo? Come ci informano i media?
In questi giorni infuria la polemica mediatica e politica sulla presenza di queste organizzazioni nel Mediterraneo per il salvataggio dei profughi. Ma su “Progetto Sorriso” non si sono accese le luci insidiose delle controverse accuse italiane, bensì le attenzioni sinistre del terrorismo che vuole impedire sentimenti di gratitudine e di amicizia verso gli occidentali nei Paesi dell’area sottoposta alle loro pressioni fondamentaliste.
L’organizzazione consiste in un gruppo di medici volontari di varie parti del mondo che operano i bambini con malformazioni e ustioni al volto e al capo. ha incominciato le sue missioni in Bangladesh nel 1997, in Africa (Congo e Burundi) nel 2005 e in Guatemala nel 2008.
Ogni anno torna in questi Paesi e svolge la propria attività sempre nella stessa struttura e nello stesso periodo, offrendo un punto di riferimento e una meta di speranza per centinaia di persone prive di mezzi economici persino per la loro sopravvivenza.
Ha effettuato, nel corso del tempo, anche interventi di natura sociale, come la costruzione di una casa di accoglienza per i bambini di strada e la creazione di due asili.
Quali sono oggi le condizioni che impediscono il corso alla solidarietà internazionale? L’informazione, anch’essa duramente discriminata nei Paesi condizionati da guerre, dittature, terrorismi, può avere un’influenza positiva informando in maniera adeguata l’opinione pubblica?
Nel mondo l’interesse per i fatti internazionali è condizionato da prevenzioni di carattere politico, religioso e razziale.
Sopprimendo i diritti della solidarietà, la globalizzazione sta offrendo il suo volto peggiore? Dalla testimonianza di Barbara Schiavulli può venire la risposta ma anche l’accusa a un’informazione che viene compressa e discriminata. La sua esperienza viene anche dai contatti con molte équipe mediche in prima linea in Afghanistan, Iraq, Israele, Palestina e a Haiti.
Il Circolo della Stampa di Pordenone non da oggi si interessa al problema. In questo periodo di recrudescenza delle polemiche propone una riflessione che costituisce oggetto di grande richiamo.
L’occasione sarà offerta dal dibattito di matedì 9 maggio prossimo che costituirà anche motivo di formazione per giornalisti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto e di richiamo alla serie annuale di “Inviato Speciale”, eventi collegati al concorso giornalistico nazionale “Premio Simona Cigana”.