CORSI DI FORMAZIONE

Si consiglia ai colleghi, soprattutto a quanti si iscrivono ad un corso con largo anticipo, di verificare un paio di giorni prima sulla Piattaforma Sigef eventuali cambi di sede o di orario del corso stesso. In alcuni casi, infatti, l'improvvisa indisponibilità di una sala, o l'alto numero di iscritti e di colleghi in lista d'attesa per l'evento formativo, impongono un cambio della location rispetto alle indicazioni iniziali.
 

Trieste, 14 marzo - Auditorium del Museo Revoltella, via Diaz 27 - Ore 17-19
COME CAMBIA LA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE. L'ESEMPIO DEL NUOVO PORTALE WEB DEL COMUNE DI TRIESTE
In collaborazione con il Comune di Trieste.
Focus sulla comunicazione istituzionale on-line e sui criteri che ne determinano gli sviluppi, le strategie e l'importanza nella relazione sempre più dettagliata tra cittadino e amministrazione. Un tema figlio della Legge 150/2000 per le amministrazioni pubbliche e qui delineato attraverso le modalità in atto con il portale del Comune di Trieste.

Relatori: Vittorio Sgueglia Della Marra (giornalista professionista, portavoce del Sindaco di Trieste), Serena Tonel (Assessore comunale), Giuseppe Taranto (Tecnico Insiel), Lorenzo Bandelli (Dirigente Area Comune di Trieste), Tiziana Oselladore (membro di Trieste Città Digitale), Christian Tosolin (Social Media Manager Comune di Trieste).
Crediti formativi: 2

Pordenone, 16 marzo - Saletta Incontri dell'ex Convento San Francesco, piazza della Motta 2 - Ore 9-13
INFORMAZIONE ED ETICA NELL’ERA DIGITALE: STORYTELLING, WEBJOURNALISM, MOJO, MESSAGGISTICA.
In collaborazione con il Circolo della Stampa di Pordenone e Fdl Communication.
Cambiano regole e strategie nell’informazione social. L’importanza delle “storie” nell’era del Mobile Journalism. Strategie sull’uso di testi, foto, video navigabili e sulla navigazione nel web. La verifica delle notizie nel tempo frenetico del bombardamento mediatico. Le nuove professioni.
Relatori: Letterio Scopelliti (già giornalista de Il Gazzettino, direttore di corsi di formazione sul webjournalism), Luigi Bignotti (Giornalista de Il Gazzettino), Margherita Regeni (Laurea in Scienze e Tecnologie Multimediali all’Università di Trieste, co-fondatrice di Artcumbè, Creative Network e Digital Stratist di Noiza).

Crediti formativi: 4

Trieste, 20 marzo - Centro Culturale “Veritas”, via Monte Cengio 2/1a - Ore 18-20
DISLESSIA: UNA SFIDA ETICA E PROFESSIONALE PER LA FAMIGLIA, SCUOLA, SCIENZA E STAMPA.
In collaborazione con Centro Culturale Veritas e UCSI FVG.
Il corso intende approfondire il tema della dislessia che non è una “disabilità” in senso tecnico permanente ma un “disturbo” nell’apprendimento: interessa un’abilità specifica (lettura di un testo) che deve essere acquisita da bambini e ragazzi in età scolare. Si tratta di un disturbo cognitivo e non di un problema intellettivo. Richiede quindi di essere ben compresa e trattata anche per evitare pregiudizi e atteggiamenti impropri. Importante in tal senso è il ruolo dell’informazione, anche nel rispetto dei principi deontologici attinenti all’art 6 del Testo unico dei doveri del giornalista («Doveri nei confronti dei soggetti deboli»)
Relatori: Padre Lorenzo Larivera ( gesuita, giornalista professionista, già collaboratore de La Civiltà Cattolica), Isabella Lonciari (Dirigente psicologa dell'IRCCS “Burlo Garofolo”, specialista nella diagnosi dei disturbi dell'apprendimento), Guido Marinuzzi (psicologo e docente), Ilaria Vaccher (psicologa, psicoterapeuta, fondatrice Associazione “Stelle sulla Terra”).

Crediti formativi: 4 deontologici

Pordenone, 22 marzo - Sala Servizi CGN, via Jacopo Linussio, 1/A - Ore 18-20

EPOCALISSE: GIORNALISMO E SOCIAL NETWORK
In collaborazione con il Circolo della Stampa di Pordenone, Pordenonelegge e Servizi CNG.
Quale futuro per i media tradizionali, a cominciare dalla carta stampata ? L'incedere delle piattaforme social e le crisi dell'editoria richiedono una analisi approfondita della situazione, verificando i mutamenti e le possibili soluzioni.
Relatori: Marco Pacini (giornalista, scrittore, caporedattore del settimanale “Espresso”), Alberto Garlini (giornalista, scrittore).
Crediti formativi: 2

Pordenone, 22 marzo - Teatro Comunale Verdi, viale Martelli 2 - Ore 18.30-20.30
UNA STRATEGIA PER L’ITALIA
In collaborazione con l'Associazione Teatro “Verdi” di Pordenone, Link e Circolo della Stampa di Pordenone.
Il terzo appuntamento di R-Evolution sarà dedicato al fenomeno delle migrazioni dall'Africa subsahariana, evidenziando gli scenari italiani, le posizioni della UE e le politiche in atto. Un tema centrale per i nuovi equilibri dell’Europa e del mondo.
Relatore: Lucio Caracciolo (direttore di “Limes”, rivista di geopolitica).
Crediti formativi: 2

Trieste, 28 marzo - Sala Alessi del Circolo della Stampa, Corso Italia 13 - Ore 10-13
INFORMAZIONE E DATI STATISTICI: INTERPRETAZIONE E RISCHI NELLA COMUNICAZIONE
L'obiettivo del corso è quello di fornire gli strumenti necessari per leggere, comprendere e interpretare le informazioni politiche, economiche, ambientali, sociali e culturali che pervengono al giornalista attraverso i dati statistici.
Relatrice: Paola Ottino (pubblicista, consulente e divulgatrice scientifica).
Crediti formativi: 3

Udine, 30 marzo - Sede del Messaggero Veneto, viale Palmanova - Ore 9.30-13.30
TUTELA DEL DIRITTO DI CRONACA E RESPONSABILITÀ CIVILI E PENALI DEL GIORNALISTA
In collaborazione con il Messaggero Veneto.
Incontro basato sulla recente delibera del Garante per la protezione dei dati personali e sui più recenti orientamenti giurisprudenziali. In particolare i temi trattati saranno: tutela del diritto di cronaca nei procedimenti penali, tutela della dignità della persona malata, tutela della sfera sessuale della persona, tutela del minore, sanzioni del garante, responsabilità civili e penali del giornalista e del direttore responsabile, orientamento in materia di applicazione della legge sulla diffamazione (carta, social, fb), rettifica, termini e sanzioni.
Relatori: Omar Monastier (Direttore responsabile Messaggero Veneto), Orietta Baldovini (Avvocato penalista del Foro di Padova).

Crediti formativi: 6 deontologici

Pordenone, 31 marzo - Teatro Comunale Verdi, viale Martelli 2 - Ore 11-13
EURASIA, LA SCOMMESSA DELL’ITALIA: RITROVARE LA VIA DELLA SETA 4.0
In collaborazione con l'Associazione Teatro Comunale “Verdi” Pordenone, Link e Circolo della Stampa di Pordenone.
Il quarto e ultimo appuntamento di R-Evolution è incentrato sull’Europa e i suoi confini orientali: quale ruolo per la UE “eurasiatica” nel contesto di un nuovo ordine mondiale in costante evoluzione? Puntare lo sguardo verso la Cina significa, per l’Europa, ritrovare il fascino ma anche la pragmatica attualità di una "via della seta" 4.0, «con l'Italia che – spiega il corrispondente RAI a Pechino, Claudio Pagliara - si candida a divenirne uno dei terminali, proprio come era duemila anni fa». Un obiettivo che dovrà confrontarsi con molteplici variabili, a cominciare dalla “guerra” dei dazi fra Stati Uniti e Cina.
Relatori: Claudio Pagliara (giornalista, attuale responsabile dell'Ufficio di corrispondenza Rai per la Cina, il Giappone e il Sud Est dell'Asia con sede a Pechino), Monica Busetto (Caporedattore TGR Friuli Venezia Giulia), Giuseppe Chiellino (Giornalista Sole24Ore, esperto di questioni europee).

Crediti formativi: 2

Trieste, 1 aprile - SISSA (Scuola Internazionale Studi Superiori Avanzati) via Bonomea 265 - Ore 14.30-17.30
RIDUCI, RIUSA, RICICLA. LE 3 R PER GESTIRE LE CONSEGUENZE DEL NOSTRO VIVERE COMODO
In collaborazione con la Sissa - Scuola Superiore di Studi Avanzati (Master in comunicazione della scienza).

Come affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti, in particolare quelli industriali e speciali, pericolosi e non pericolosi, che rappresentano il 90% di quelli prodotti complessivamente in Europa? Le 12 discariche italiane autorizzate a riceverli e a smaltirli in modo corretto diminuiscono di anno in anno la propria capacità di stoccaggio, mentre aumenta sia la produzione di rifiuti sia la necessità di bonifiche ambientali.
Relatori: Andrea Vico (giornalista scientifico, docente), Paolo Bevilacqua (Delegato del Rettore per le tematiche ambientali, Dipartimento di Ingegneria e Architettura Università di Trieste).
Crediti formativi: 3

Udine, 2 aprile - Salone d'Onore della Società Filologica Friulana, via Manin 18  - Ore 10-12
OPEN DATA VS BIG DATA
In collaborazione con Auxilia Foundation.
Quotidianamente siamo immersi un mare di informazioni e noi stessi ne produciamo continuamente, il nostro essere interconnessi, l'utilizzo continuo degli strumenti informatici ha reso tutto questo materiale sempre più trattabile per i fini più disparati. Le foto, i post, le email, la musica che ascoltiamo, i nostri commenti, uniti ai dati di geolocalizzazione, sono diventate il nuovo petrolio del terzo millennio: in una parola “i big data”, ma cosa sono invece gli open data? Quali le differenze ed il loro valore, non solo giuridico ma in termini informativi?
Relatrice: Gea Arcella (giornalista pubblicista, notaio, già docente di Informatica Giuridica all'Università “Carlo Bò” di Urbino).

Crediti formativi: 2

Trieste, 25-28 aprile - Piazza Unità d'Italia
LINK, FESTIVAL DEL BUON GIORNALISMO

Segnaliamo infine ai colleghi che dal 25 al 28 aprile si terrà in piazza Unità d’Italia a Trieste la sesta edizione di Link, festival del buon giornalismo.
Gli incontri avranno luogo giovedì 25 dalle 16 alle 21, venerdì 26 e sabato 27 dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21, domenica 28 dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.
Quasi tutti saranno inseriti, come sempre, nei nostri corsi di formazione.
Vi comunicheremo il programma definitivo non appena sarà disponibile.

 

Si raccomanda ai colleghi che, per qualsivoglia motivo, non possono partecipare ad un corso al quale si erano iscritti di cancellare la propria prenotazione sulla piattaforma per consentire la partecipazione ai colleghi in lista d’attesa.
A questi ultimi consigliamo di presentarsi comunque al corso nell’eventualità, fino ad oggi non infrequente, che ci siano dei posti liberi.

DISPONIBILE IL CORSO ONLINE DEL CNOG “LA NUOVA DEONTOLOGIA”
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con il Centro di Documentazione giornalistica ha realizzato un nuovo corso online sul Testo unico della deontologia giornalistica riconosciuto per la formazione professionale continua dei giornalisti. La frequenza e il superamento del corso danno diritto, infatti, a 10 CFP deontologici. Il corso è disponibile sulla piattaforma Sigef.

Tutti gli eventi proposti sono inseriti sulla piattaforma Sigef.
Questo il link per procedere con le prenotazioni: https://sigef-odg.lansystems.it/sigef/

Gli iscritti possono visionare sul sito del Consiglio nazionale il nuovo regolamento sulla Formazione Professionale Continua in vigore dal 31 maggio 2016.
Questo il link: regolamento sulla formazione professionale

 

Si precisa che l'assegnazione dei crediti prevede la partecipazione al corso dall'inizio al termine dell'appuntamento.

LINK 1

Enzo Biagi
(da Wikipedia)
Enzo Marco Biagi (Pianaccio di Lizzano in Belvedere, 9 agosto 1920 – Milano, 6 novembre 2007) è stato un giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano. È considerato uno dei giornalisti italiani più popolari del XX secolo.
Nato nel piccolo borgo appenninico di Pianaccio, all'età di nove anni si trasferì a Bologna, dove il padre Dario (1891-1942) lavorava già da qualche anno come vice capo magazziniere in uno zuccherificio. L'idea di diventare giornalista nacque in lui dopo aver letto Martin Eden di Jack London. Frequentò l'istituto tecnico per ragionieri Pier Crescenzi, dove con altri compagni diede vita ad una piccola rivista studentesca, Il Picchio, che si occupava soprattutto di vita scolastica. Il Picchio fu soppresso dopo qualche mese dal regime fascista e da allora nacque in Biagi una forte indole antifascista.
Nel 1937, all'età di diciassette anni, cominciò a collaborare con il quotidiano bolognese L'Avvenire d'Italia, occupandosi di cronaca, di colore e di piccole interviste a cantanti lirici. Il suo primo articolo fu dedicato al dilemma, vivo nella critica dell'epoca, se il poeta di Cesenatico Marino Morettifosse o no crepuscolare.
Nel 1940 fu assunto in pianta stabile dal Carlino Sera, edizione pomeridiana del Resto del Carlino, il principale quotidiano bolognese, come estensore di notizie, ovvero colui che si occupa di sistemare gli articoli portati in redazione (il lavoro di "cucina", come si dice in gergo). Nel 1942fu chiamato alle armi ma non partì per il fronte a causa di problemi cardiaci (che lo accompagneranno per tutta la vita). Il 18 dicembre 1943 si sposò con Lucia Ghetti, maestra elementare. Poco dopo fu costretto a rifugiarsi sulle montagne, dove aderì alla Resistenza combattendo nelle brigate Giustizia e Libertà legate al Partito d'Azione, di cui condivideva il programma e gli ideali. In realtà Biagi non combatté mai: il suo comandante, infatti, pur senza dubitare della sua fedeltà lo trovava troppo gracile. Prima gli diede compiti di staffetta, poi gli affidò la stesura di un giornale partigiano, Patrioti, di cui Biagi era in pratica l'unico redattore e con il quale informava la gente sul reale andamento della guerra lungo la Linea Gotica. Del giornale uscirono appena quattro numeri: la tipografia fu distrutta dai tedeschi. Biagi considerò sempre i mesi che passò da partigiano come i più importanti della sua vita: in memoria di ciò, volle che la sua salma fosse accompagnata al cimitero sulle note di Bella ciao.
Terminata la guerra, Biagi entrò con le truppe alleate a Bologna e fu proprio lui ad annunciare dai microfoni del Psychological Warfare Branch alleato l'avvenuta liberazione. Poco dopo fu assunto come inviato speciale e critico cinematografico al Resto del Carlino che all'epoca aveva cambiato il suo nome in Giornale dell'Emilia. Nel 1946 seguì come inviato speciale il Giro d'Italia, nel 1947 partì per la Gran Bretagna dove raccontò il matrimonio della futura regina Elisabetta II. Fu il primo di una lunga serie di viaggi all'estero come "testimone del tempo" che contrassegneranno tutta la sua vita.

Gli anni cinquanta e sessanta
La prima direzione
I partigiani di "Giustizia e Libertà" entrano nella Bologna liberata: tra loro c'era anche il giovane Enzo Biagi.
Nel 1951 parte per conto del Carlino in Polesine dove, con una cronaca rimasta negli annali, descrive l'alluvione che flagella la provincia di Rovigo; nonostante il grande successo che riscuotono quegli articoli, Biagi viene isolato all'interno del giornale per via di alcune sue dichiarazioni contrarie alla bomba atomica, che lo fecero passare per un comunista e che lo fecero considerare, quindi, un "pericoloso sovversivo" per il suo direttore.
Gli articoli sul Polesine sono letti però anche da Bruno Fallaci, direttore del settimanale Epoca, alla ricerca di nuovi elementi per le sue redazioni. Fallaci lo chiama a lavorare come caporedattore al periodico. Biagi e la sua famiglia (erano già nate due figlie, Bice e Carla; nel 1956 arriverà Anna) lasceranno quindi l'amata Bologna per Milano.
Nel 1952 Epoca attraversa un momento difficile. Alla ricerca di scoop esclusivi da poter pubblicare in Italia, il nuovo direttore Renzo Segala, subentrato da un mese a Bruno Fallaci, decise di partire per l'America affidando a Biagi la guida del giornale per due settimane, stabilendo già in partenza i temi da affrontare durante la sua assenza e cioè il ritorno di Trieste all'Italia e l'inizio della primavera.
Nel frattempo scoppia però il "caso Wilma Montesi": una giovane ragazza romana viene ritrovata morta sulla spiaggia di Ostia; ne nasce uno scandalo in cui rimane coinvolta l'alta borghesia laziale, il prefetto di Roma e il figlio del ministro Attilio Piccioni, il quale rassegna le dimissioni. Biagi, intuendo la grande risonanza che il caso Montesi stava avendo nel Paese, decide, contro ogni disposizione, di dedicare ad esso la copertina e di pubblicare un'inedita ricostruzione dei fatti. È un successo clamoroso: la tiratura di Epoca cresce di oltre ventimila copie in una sola settimana e Mondadori toglie la direzione a Segàla, da poco tornato dagli Stati Uniti, affidandola proprio a Biagi.
Sotto la direzione di Biagi, Epoca s'impone nel panorama delle grandi riviste italiane surclassando la storica concorrenza dell'Espresso e dell'Europeo. La formula di Epoca, a quel tempo innovativa, punta a raccontare con riepiloghi e approfondimenti le notizie della settimana e le storie dell'Italia del boom. Un altro scoop esclusivo sarà la pubblicazione di fotografie che raffigurano un umanissimo papa Pio XII che gioca con un canarino.
Nel 1960 un articolo sugli scontri di Genova e Reggio Emilia contro il governo Tambroni (che avevano provocato la morte di dieci operai in sciopero, tanto da essere definita strage di Reggio Emilia) provocò una dura reazione dello stesso governo, per cui Biagi fu costretto a lasciare Epoca. Qualche mese dopo fu assunto dalla Stampa come inviato speciale.

L'arrivo alla Rai:
il Telegiornale
La storica sede del Corriere della Sera a Milano, dove Biagi lavorò e scrisse per molti anni.
Il 1º ottobre 1961 diventa direttore del Telegiornale. Biagi si mette subito all'opera, applicando la formula di Epoca al TG, dando meno spazio alla politica e maggiormente ai "guai degli italiani" come chiama le mancanze del nostro sistema. Realizza una memorabile intervista a Salvatore Gallo, l'ergastolano ingiustamente rinchiuso a Ventotene, la cui vicenda porterà in seguito il Parlamento ad approvare la revisione dei processi anche dopo la sentenza di cassazione. Dedica servizi agli esperimenti nucleari dell'Unione Sovietica che avevano seminato il panico in tutta Europa. Fa assumere in Rai grandi giornalisti come Giorgio Bocca e Indro Montanelli,[6] ma anche giovani come Enzo Bettiza ed Emilio Fede, destinati a una lunga carriera.
Nel novembre del 1961 arrivarono inevitabili le prime polemiche: il democristiano Guido Gonella in un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno Mario Scelba - poi passata alla storia per gli attacchi alle gambe nude delle gemelle Kessler - accusò Enzo Biagi di essere fazioso e di "non essere allineato all'ufficialità". Un'intervista in prima serata al leader comunista Palmiro Togliatti gli procura un duro attacco da parte dei giornali di destra che iniziano una campagna aggressiva contro di lui.
Nel marzo del 1962 lancia il primo rotocalco televisivo della televisione italiana: RT Rotocalco Televisivo[7]. Appare per la prima volta in video; il timido Biagi ricorderà sempre come un tormento le sue prime registrazioni. Conduce la trasmissione fino al 1968. A Roma tuttavia Biagi si sente con le mani legate. Le pressioni politiche sono insistenti; Biagi ha già detto di no a Giuseppe Saragat che gli proponeva alcuni servizi, ma resistere è difficile malgrado la solidarietà pubblica che gli arriva da personaggi celebri del periodo come Giovannino Guareschi, Garinei e Giovannini, Giangiacomo Feltrinelli, Liala e lo stesso Bernabei.
«Ero l'uomo sbagliato al posto sbagliato: non sapevo tenere gli equilibri politici, anzi proprio non mi interessavano e non amavo stare al telefono con onorevoli e sottosegretari [...] Volevo fare un telegiornale in cui ci fosse tutto, che fosse più vicino alla gente, che fosse al servizio del pubblico non al servizio dei politici.»
Nel 1963 decide di dimettersi - dopo l'ultima puntata chiusa da "I ragazzi di Arese" di Gianni Serra - e di tornare a Milano dove diventa inviato e collaboratore dei quotidiani Corriere della Sera e La Stampa. Nel 1967 entra nel gruppo Rizzoli come direttore editoriale[8]. Firma i suoi pezzi sul settimanale L'Europeo e trasforma il periodico letterario Novella in un giornale di cronaca rosa. Nel 1968 torna alla Rai per la realizzazione di programmi di approfondimento giornalistico. Tra i più seguiti e innovativi: Dicono di lei(1969), una serie di interviste a personaggi famosi, tramite frasi, aforismi, aneddoti sulle loro personalità e Terza B, facciamo l'appello (1971), in cui personaggi famosi incontravano dei loro ex compagni di classe, amici dell'adolescenza, i primi timidi amori.

Gli anni settanta, ottanta, novanta
«Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l'acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata.» (Enzo Biagi nel suo editoriale il primo giorno di direzione al Resto del Carlino)
Nel 1971 fu nominato direttore de Il Resto del Carlino con l'obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Viene data più attenzione alla cronaca e alla politica. Biagi esordì con un editoriale, che intitolò "Rischiatutto" come la celebre trasmissione di Mike Bongiorno, andata in onda su Rai 1, commentando il caos in cui si stavano svolgendo le elezioni del presidente della Repubblica (che videro poi l'elezione di Giovanni Leone) che tennero impegnato il Parlamento per diverse settimane, concludendosi alla vigilia di Natale dopo 23 giorni.
L'editore Attilio Monti è in buoni rapporti con il ministro delle finanze Luigi Preti, che pretende che il giornale dia risalto alle sue attività. Biagi ignora le richieste di Preti; poco dopo però pubblica la sua partecipazione ad una festa al Grand Hotel di Rimini, che Preti smentisce vigorosamente. La replica di Biagi ("ci dispiace che lo sbadato cronista abbia preso un abbaglio; siamo però convinti che i ministri, anche se socialisti, non hanno il dovere di vivere sotto i ponti") manda Preti su tutte le furie, tanto da premere per il suo allontanamento. Questo episodio insieme all'intimazione di Monti a Biagi affinché licenzi alcuni suoi collaboratori - tra cui il sacerdote Nazareno Fabbretti, "colpevole" di aver firmato un'intervista alla madre di don Lorenzo Milani - sarà all'origine dell'uscita di Biagi dalla redazione del quotidiano bolognese. Il 30 giugno 1971 firma il suo addio ai lettori e torna quindi al Corriere della Sera.
Nel 1974, pur senza lasciare il Corriere, collaborò con l'amico Indro Montanelli alla creazione de Il Giornale.
Biagi nel 1992 assieme a Carlo Caracciolo, per lungo tempo editore della Repubblica, quotidiano per cui il giornalista scrisse durante la gran parte degli anni ottanta.
Dal 1977 al 1980 Biagi ritornò a collaborare stabilmente alla Rai, conducendo Proibito, programma in prima serata su Rai 2 che trattava temi d'attualità. All'interno del programma guidò due cicli d'inchiesta internazionali denominati Douce France (1978) e Made in England (1980). Con Proibito, Biagi iniziò ad occuparsi di interviste televisive, genere di cui sarebbe divenuto un maestro. Nel programma furono intervistati, creando ogni volta scalpore e polemiche, personaggi-chiave dell'Italia dell'epoca come l'ex brigatistaAlberto Franceschini, Michele Sindona, il finanziere poi coinvolto in inchieste di mafia e corruzione, e soprattutto il dittatore libico Mu'ammar Gheddafi nei giorni successivi alla caduta dell'aereo di Ustica. In quest'ultima occasione il dittatore libico sostenne che si trattava di un attentato organizzato dagli Stati Uniti contro la sua persona e che gli americani quel giorno avevano soltanto "sbagliato bersaglio"; l'intervista finì al centro di una controversia internazionale e il governo dell'epoca ne proibì la messa in onda; l'incontro fu poi regolarmente trasmesso un mese dopo.
Nel 1981, dopo lo scandalo della P2 di Licio Gelli, lasciò il Corriere della Sera, dichiarando di non essere disposto a lavorare in un giornale controllato dalla massoneria come sembrava emergere dalle inchieste della magistratura. Come lui stesso ha rivelato, Gelli, il leader della P2, aveva chiesto all'allora direttore del quotidiano, Franco Di Bella di cacciare Biagi o di mandarlo in Argentina. Di Bella, però si rifiutò.[11] Diventò quindi editorialista della Repubblica, dove rimase fino al 1988 quando ritornò in via Solferino.
Nel 1982 condusse la prima serie di Film Dossier, un programma che, attraverso film mirati, puntava a coinvolgere lo spettatore; nel 1983, dopo un programma su Rai 3dedicato ad episodi della seconda guerra mondiale (La guerra e dintorni), tornò su Rai 1: iniziò così a condurre Linea Diretta, uno dei suoi programmi più seguiti, che proponeva l'approfondimento del fatto della settimana, tramite il coinvolgimento dei vari protagonisti. Linea Diretta venne trasmesso fino al 1985.
Appena un anno dopo, nel 1986, sempre su Rai Uno, fu la volta di Spot, un settimanale giornalistico in quindici puntate, cui Biagi collaborava come intervistatore. In questa veste, si rese protagonista di interviste storiche come quella a Osho Rajneesh, il famoso e controverso mistico indiano, nell'anno in cui il Partito Radicale cercava di fargli ottenere il diritto di ingresso per l'Italia che gli veniva negato; oppure quella a Michail Gorba?ëv, negli anni in cui il leader sovietico iniziava la perestrojka; o quella ancora a Silvio Berlusconi, nei giorni delle polemiche sui presunti favori del governo Craxi nei confronti delle sue televisioni. Berlusconi stava tentando invano di convincere Biagi ad entrare a Mediaset, ma lui rimase in RAI, sia perché legato affettivamente sia perché temeva che, nelle televisioni del Cavaliere, avrebbe avuto minore libertà.
Nel 1989 riaprì i battenti, per un anno, Linea Diretta. Questa nuova edizione verrà tra l'altro sbeffeggiata dal Trio composto da Anna Marchesini, Tullio Solenghi e Massimo Lopez, che all'epoca stava conoscendo un grande successo. In precedenza Biagi era stato imitato anche da Alighiero Noschese negli anni settanta; successivamente sarà nel mirino del Bagaglino.
Nei primi anni novanta realizzò soprattutto trasmissioni tematiche di grande spessore, come Che succede all'Est? (1990), dedicata alla fine del comunismo, I dieci comandamenti all'italiana (1991)[12], Una storia (1992), sulla lotta alla mafia, dove apparve per la prima volta in televisione il pentito Tommaso Buscetta. Segue attentamente le vicende dell'inchiesta Mani pulite, con programmi come Processo al processo su Tangentopoli (1993) e Le inchieste di Enzo Biagi (1993-1994). È il primo giornalista ad incontrare l'allora giudice Antonio Di Pietro, nei giorni in cui era considerato "l'eroe" che aveva messo in ginocchio Tangentopoli.

Il Fatto e l'«editto bulgaro»
Il caso Biagi.
Nel 1995 iniziò a condurre la trasmissione Il Fatto, un programma di approfondimento dopo il TG1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore e conduttore. Nel 2004 "Il Fatto" è stato proclamato da una giuria di critici televisivi come il miglior programma giornalistico realizzato nei primi cinquant'anni della Rai.[13] Rilevanti sono le interviste a Marcello Mastroianni, a Sophia Loren, a Indro Montanelli e le due realizzate a Roberto Benigni.
Nel luglio del 2000, la Rai dedicò a Biagi uno speciale in occasione del suo ottantesimo compleanno, intitolato Buon compleanno signor Biagi! Ottant'anni scritti bene condotto da Vincenzo Mollica.
La prima intervista a Benigni era stata rilasciata dopo la vittoria di quest'ultimo ai Premi Oscar del 1997, la seconda nel 2001 a ridosso delle elezioni politiche che poi avrebbero visto la vittoria della Casa delle Libertà. In quest'ultima il comico toscano commentò, a modo suo, il conflitto di interessi e il contratto con gli italiani che Berlusconi aveva firmato qualche giorno prima nel salotto di Bruno Vespa. I commenti provocarono il giorno dopo roventi polemiche contro Biagi, che venne accusato di utilizzare la televisione pubblica per impedire la vittoria di Berlusconi. Al centro della bufera c'erano anche le dichiarazioni che il 27 marzo Indro Montanelli aveva rilasciato al Fatto. Il giornalista aveva attaccato pesantemente il centro-destra paragonandolo ad un virus per l'Italia e sostenendo che sotto Berlusconi il nostro Paese avrebbe vissuto una "dittatura morbida in cui al posto delle legioni quadrate avremmo avuto i quadrati bilanci", ovvero molta corruzione.
In seguito a queste due interviste diversi politici e giornalisti attaccarono Biagi; tra questi Giulio Andreotti e Giuliano Ferrara che dichiarò: "Se avessi fatto a qualcuno quello che Biagi ha fatto a Berlusconi, mi sarei sputato in faccia". La critica più dura arrivò però dal deputato di Alleanza Nazionale e futuro ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri, che auspicò in un'emittente lombarda l'allontanamento dalla Rai dello stesso Biagi.[9]
Biagi fu quindi denunciato all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per "violazione della par condicio" ma fu poi assolto con formula piena.
Il 18 aprile del 2002 l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, mentre si trovava in visita ufficiale a Sofia, rilasciò una dichiarazione riportata dall'Agenzia Ansa e passata poi alla cronaca con la definizione giornalistica di Editto bulgaro. Berlusconi, commentando la nomina dei nuovi vertici Rai, resi pubblici il giorno prima, si augurò che "la nuova dirigenza non permettesse più un uso criminoso della televisione pubblica" come, a suo giudizio, era stato fatto dal giornalista Michele Santoro, dal comico Daniele Luttazzi e dallo stesso Biagi. Biagi replicò quella sera stessa nella puntata del Fatto, appellandosi alla libertà di stampa: «Il presidente del Consiglio non trova niente di meglio che segnalare tre biechi individui: Santoro, Luttazzi e il sottoscritto. Quale sarebbe il reato? [...] Poi il presidente Berlusconi, siccome non intravede nei tre biechi personaggi pentimento e redenzione, lascerebbe intendere che dovrebbero togliere il disturbo. Signor presidente, dia disposizioni di procedere perché la mia età e il senso di rispetto che ho verso me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri [...]. Sono ancora convinto che perfino in questa azienda (che come giustamente ricorda è di tutti, e quindi vorrà sentire tutte le opinioni) ci sia ancora spazio per la libertà di stampa; sta scritto - dia un'occhiata - nella Costituzione. Lavoro qui in Rai dal 1961, ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto [...]. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. Eventualmente, è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità, che restare a prezzo di certi patteggiamenti.»
È l'inizio, per Enzo Biagi, di una lunga controversia fra lui e la Rai, con numerosi colpi di scena e un'interminabile serie di trattative che videro prima lo spostamento di fascia oraria del Fatto, poi il suo trasferimento su Rai 3 e infine la sua cancellazione dai palinsesti.
Biagi, sentendosi preso in giro dai vertici della Rai e credendo che non gli sarebbe mai stata affidata alcuna trasmissione, decide a settembre di non rinnovare il suo contratto con la televisione pubblica, che fu risolto dopo 41 anni di collaborazione il 31 dicembre 2002.
Nel corso del 2002 i rapporti con Berlusconi si deteriorarono sempre più a causa della pregiudiziale morale che per Biagi era imprescindibile; infatti, a tal proposito disse: «uno che fa battute come quella di Berlusconi dimostra che, nonostante si alzi i tacchi, non è all'altezza. Un presidente del Consiglio che ha conti aperti con la giustizia avrebbe dovuto avere la decenza di sbrigare prima le sue pratiche legali e poi proporsi come guida del Paese. (Il Fatto, 8 aprile 2002)»
Nel novembre dello stesso 2002 divenne uno dei fondatori e garanti dell'associazione culturale Libertà e Giustizia, spesso critica verso l'operato dei governi guidati da Berlusconi.

Gli ultimi anni: il ritorno in televisione
In questo stesso periodo, Biagi fu colpito da due gravi lutti: la morte della moglie Lucia il 24 febbraio 2002 e della figlia Anna il 28 maggio 2003, cui era legatissimo, scomparsa improvvisamente per un arresto cardiaco. Questa morte lo segnò per il resto della sua vita.
Continuò a criticare aspramente il governo Berlusconi, dalle colonne del Corriere della Sera. L'atto più clamoroso fu quando (in seguito al famoso episodio di Berlusconi che con il dito medio alzato durante un comizio a Bolzano espresse che cosa pensava dei suoi critici) chiese "scusa, a nome del popolo italiano, perché il nostro presidente del Consiglio non ha ancora capito che è un leader di una democrazia". Berlusconi replicò dichiarandosi stupito che "il Corriere della Sera pubblicasse i racconti di un vecchio rancoroso come Biagi". Il comitato di redazione del Corriere protestò con una lettera aperta indirizzata a Berlusconi, dicendosi orgoglioso che un giornalista come Biagi lavorasse nel suo quotidiano e sostenendo che "in Via Solferino lavorano dei giornalisti non dei servi".
Tornò in televisione, dopo due anni di silenzio, alla trasmissione Che tempo che fa, intervistato per una ventina di minuti da Fabio Fazio. Il suo ritorno in televisione registrò ascolti record per Rai 3 e per la stessa trasmissione di Fazio.[17]
Biagi tornò poi altre due volte alla trasmissione di Fazio, testimoniando ogni volta il suo affetto per la Rai («la mia casa per quarant'anni») e la sua particolare vicinanza a Rai 3.
Biagi intervenne anche al Tg3 e in altri programmi della Rai. Invitato anche da Adriano Celentano nel suo Rockpolitik, in onda su Rai 1, in una puntata dedicata alla libertà di stampa assieme a Santoro e Luttazzi, Biagi declinò l'invito per il fatto che nella rete ammiraglia della Rai c'era la presenza delle persone che avevano chiuso il suo programma; tra queste persone sarebbe stato compreso anche l'allora direttore Fabrizio Del Noce.

Enzo Biagi nel 2006
Negli ultimi anni scrisse anche col settimanale L'Espresso e le riviste Oggi e TV Sorrisi e Canzoni.
Nell'agosto del 2006, intervenendo su il Tirreno, avanzò delle perplessità circa la sentenza di primo grado emessa dagli organi di giustizia sportiva in relazione allo scandalo che colpì il calcio italiano a partire dal maggio dello stesso anno e noto giornalisticamente come Calciopoli.
Nella sua ultima intervista a "Che tempo che fa", nell'autunno del 2006 Biagi affermò che il suo ritorno in Rai era molto vicino e, al termine della trasmissione, il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, telefonando in diretta, annunciava che l'indomani stesso Biagi avrebbe firmato il contratto che lo riportava in TV.
Il 22 aprile 2007 tornò in televisione con RT Rotocalco Televisivo, aprendo la trasmissione con queste parole:
«Buonasera, scusate se sono un po' commosso e magari si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni. C'eravamo persi di vista, c'era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro… Vi confesso che sono molto felice di ritrovarvi. Dall'ultima volta che ci siamo visti, sono accadute molte cose. Per fortuna, qualcuna è anche finita.» (Editoriale dal sito ufficiale della trasmissione)
Essendo alla vigilia della festa del 25 aprile, l'argomento della puntata fu la resistenza, sia in senso moderno, come di chi resiste alla camorra, fino alla Resistenza storica, con interviste a chi l'ha vissuta in prima persona.
La trasmissione andò in onda per sette puntate, oltre allo speciale iniziale, fino all'11 giugno 2007. Sarebbe dovuta riprendere nell'autunno successivo. Ciò non avvenne a causa dell'improvviso aggravarsi delle condizioni di salute di Biagi.

La morte
Ricoverato per oltre dieci giorni in una clinica milanese, a causa di un edema polmonare acuto e di sopraggiunti problemi renali e cardiaci, Enzo Biagi morì all'età di 87 anni la mattina del 6 novembre 2007. Pochi giorni prima di morire, disse a un'infermiera «Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie...», ricordando Soldati di Ungaretti, e aggiungendo «ma tira un forte vento».[18]
I funerali del giornalista si svolsero nella chiesa del piccolo borgo natale di Pianaccio, vicino a Lizzano in Belvedere, e la sepoltura avvenne nel piccolo cimitero poco distante. La messa esequiale venne officiata dal cardinale Ersilio Tonini, suo vecchio amico, alla presenza del presidente del Consiglio Romano Prodi, dei vertici Rai e di molti colleghi, come Ferruccio de Bortoli e Paolo Mieli.
Nei giorni precedenti era stata aperta a Milano la camera ardente che vide una partecipazione popolare immensa, definita "stupefacente" dalle sue stesse figlie. Alle redazioni dei giornali e ai familiari arrivarono lettere di cordoglio e di condoglianze da ogni parte d'Italia, anche la maggioranza dei principali siti Internet e molti blog lo ricordarono con parole affettuose, segno della grande commozione che la sua scomparsa aveva provocato.
Successivamente furono molte le iniziative per ricordarlo. Michele Santoro gli dedicò una puntata nella sua trasmissione Annozero titolata "Biagi, partigiano sempre"; Blob e Speciale TG1 riproposero i filmati dei suoi programmi più significativi; il Corriere della Sera organizzò una serata commemorativa presso la Sala Montanelli, la Rai invece lo onorò con una serata presso il teatro Quirino a Roma trasmessa in diretta su Rai News 24 e poi in replica su Rai Tre in seconda serata.

ALTRE NOTIZIE in
https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Biagi

IN BREVE

CONVENZIONE PER SERVIZI FISCALI PER ISCRITTI ASSOSTAMPA FVG

Il sindacato regionale ha sottoscritto un accordo vantaggioso con le Acli, che ha uffici nelle quattro province. L’Assostampa Fvg ha sottoscritto una convenzione con l’Acli Service di Trieste/Gorizia, Udine e Pordenone per la compilazione delle dichiarazioni dei redditi e più in generale per servizi e consulenze fiscali. La convenzione - riservata agli iscritti in regola con la quota associativa e ai loro familiari - si aggiunge ai tanti servizi e alle numerose convenzioni già esistenti (vedi sito www.assostampafvg.it) e risponde alle richieste e alle esigenze di molti colleghi, che potranno ora accedere ai servizi di consulenza fiscale con tariffe molto vantaggiose, garantiti da una struttura di livello nazionale di consolidata competenza ed esperienza. (leggi tutto)

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RINNOVATA LA CONVENZIONE PER SERVIZI DI TRASPORTO
Rinnovata la convenzione tra l'Ordine regionale dei giornalisti Fvg e la S.L.A.I. (Servizi Logistici agli Istituti s.n.c.) relativamente al trasporto con navetta da/per gli aeroporti di Ronchi dei Legionari, Venezia, Treviso, Udine, Roma e Lubiana e rivolta ai giornalisti regolarmente iscritti al nostro Albo. 
Il testo della nuova convenzione
AGEVOLAZIONI PER GIORNALISTI ALLE PALESTRE CALIFORNIA
Le palestre California di Trieste e provincia offrono ai colleghi, in regola con la quota annuale 2019, delle condizioni particolarmente favorevoli. In particolare, chi si presenta con la tessera dell'Ordine ha diritto all'iscrizione annuale gratuita (normalmente del costo di 30 euro) e pagherà 40 euro (anziché 65) l'abbonamento mensile che da l'accesso alla sala pesi e ai corsi, tranne quelli di arti marziali. La riduzione è personale e non estendibile a terzi o a familiari e permette di frequentare indistintamente le Palestre California di Roiano, San Giovanni, Campi Elisi, Viale D'Annunzio e Muggia Porto San Rocco. L'offerta è valida per tutto il 2019.
Per maggiori informazioni https://www.californiapalestre.it/

LE CONVENZIONI STIPULATE DAL CONSIGLIO NAZIONALE
Questo il link dove sono inserite varie convenzioni stipulate dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti: http://www.odg.it/category/convenzioni
 

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